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venerdì 3 maggio 2013

Nipponsai 2013 - cultura, tradizione e arti marziali

Domenica 28 aprile si è svolta a Sorbolo (PR) la sesta edizione del Nipponsai, evento che celebra usanze e tradizioni del Giappone. Organizzato dall'associazione Nausica Opera International e con il patrocinio della Provincia di Parma As. Cultura, il Nipponsai ha regalato anche quest'anno bei momenti di intrattenimento e riflessione culturale.
La giornata è iniziata con l'incontro tra il sindaco di Sorbolo e il Console Generale giapponese ed è proseguita con una serie variegata di attività, fra le quali scrittura, pittura, vestizione del kimono, origami, corsi di cucina, giochi, musica, un concorso di cosplay e una serie di dimostrazioni di arti marziali: Karate, Judo, Aikido, Kendo, Ju Jitsu e Kyudo.
Anche noi dello Shun Ku Kan eravamo presenti con una nostra esibizione. Davanti ad un pubblico numeroso ed interessato, abbiamo eseguito una serie di tecniche fondamentali, applicate successivamente a coppie, poi il kata Bassai Dai con relativo bunkai, e in seguito una dimostrazione di difesa da coltello e di difesa personale fra uomo e donna, concludendo con l'esecuzione di enbu.



sabato 16 febbraio 2013

I segreti di Gankaku


Dopo la lezione di venerdì scorso in palestra, incentrata su kata e bunkai di Gankaku, ecco un interessante articolo tratto dalla rubrica “Engi bunkai dello stile Shotokan” sull’ultimo numero della rivista trimestrale Karate Do (28/2012), dedicata proprio a questo particolare kata.

Foto di Daniele Fregonese

Il nome del kata si compone di due ideogrammi cinesi che rappresentano le rocce e una gru, in giapponese rispettivamente “gan” e “kaku”. L’immagine evocata è quella di una gru immobile sulla cima di una roccia, ferma su una sola zampa, mentre osserva il suo avversario al quale si oppone solo con l’aura di superiorità che essa emana (nel taoismo la gru è simbolo d’immortalità e saggezza). Corpo e spirito restano perfettamente saldi aspettando che l’avversario si scoraggi, a quel punto l’attacco viene effettuato di sorpresa e all’improvviso.
E’ considerato un kata molto antico e il nome originale di Okinawa era Chinto, pare derivato da un marinaio cinese naufragato nelle isole Ryukyu circa 200 anni fa e lì fermatosi a insegnare. Il termine Chinto può essere tradotto come “combattere contro l’est”, oppure “dove sorge il sole”. Si dice che sia stato tramandato da Bushi Matsumura, che sviluppò le tecniche del cinese integrandole con quelle dello stile della gru, oppure che lo abbia imparato direttamente nella forma attuale (la tipica posizione “kamae” del Gankaku è identica alla posizione della gru dello stile Shaolin).
La prima traccia di questo kata è presente a Tomari, poi modificato dai Maestri Kiyatake e Itosu, per giungere all’ultima versione del 1922 del Maestro Funakoshi. Egli ne modificò il nome in Gankaku, non solo per presentarlo in lingua giapponese, ma anche per rimuovere le connotazioni della battaglia che il nome Chinto portava con sé. In quel periodo cambiò anche alcune delle tecniche e l’Embusen per renderlo più somigliante agli altri stili Shotokan e conforme ai suoi nuovi. E’ praticato negli stili Shotokan e Shito-Ryu.
Gankaku è un kata interessante e difficile da imparare, è dinamico e composto da tecniche uniche, con mutevoli posizioni alte e basse. I movimenti sono leggeri e scattanti, ma anche lunghi e controllati. Nello Shotokan l’azione principale è quella di stare in equilibrio su un piede ed è proprio questa la sua peculiarità. Il suo stile è esigente, con movimenti veloci e alterni, ma in sequenza fluida, in contrapposizione al riposo totale della posizione statica, ricercando il rilassamento mentale, per una sorta di “ipnosi” dell’avversario.
Questa posizione su una sola gamba, che oltre all’equilibrio richiede buona concentrazione, veniva effettuata in origine con la pianta del piede contro l’interno del ginocchio, mentre nella versione Shotokan si effettua con il collo del piede nel cavo del ginocchio.
Il bunkai descrive generalmente questo kata come utile sui terreni irregolari e collinari.


mercoledì 13 febbraio 2013

ICHI GO ICHI E


OGNI INCONTRO E' IRRIPETIBILE
(commento del Maestro Riccardo Pesce)



Tratto dal testo in lingua giapponese del monaco Zen Watarai Shoujun (1947-2007):

<<Incontrare le persone cortesemente. Nel momento di lasciare una persona possiamo pensare che anche il bellissimo incontro di oggi può darsi che sia solo per una volta. Pensando al fatto che “può darsi” che non ci si incontri più per tutta la vita, bisogna trattare le persone come: “ichi go ichi e”. Se si pensa che questo incontro può non avverarsi una seconda volta, per renderlo importante occorre intrattenere la persona con l’ospitalità del cuore>>.

Normalmente, tenendo sempre la morte lontana dai nostri pensieri, diamo per scontato che la persona che abbiamo incontrato oggi la possiamo rivedere tranquillamente domani così come le cose che non facciamo oggi pensiamo di poterle fare domani. Certamente a volte è possibile, ma non sempre! Risulta quindi che il comportamento con gli altri non sempre sia corretto, magari siamo scortesi (domani chiederemo poi scusa…), magari non siamo attenti alle esigenze dell’altro, magari non lo ascoltiamo con attenzione, tanto poi la prossima volta…

<<Anche potendo incontrare la stessa persona nuovamente, non la si incontrerà nella stessa situazione, con la stessa relazione, con lo stesso stato d’animo>>.

Una prossima volta può anche esserci, ma non sarà certo uguale perché le condizioni saranno diverse. Quel momento (incontro), se non è andato bene, se c’è stata qualche macchia, ormai è passato e non è più rimediabile.

<<E’ per questo che le persone si trovano nella situazione di “ichi go ichi e” ogni giorno. Questo non vale solo per l’incontro con altre persone, ma vale anche con l’incontro con se stessi di oggi, con il panorama che ci circonda e che possiamo vedere oggi, quindi con il giorno di oggi>>.

A volte si può essere a posto con gli altri, ma non è detto che lo siamo con noi stessi e invece questo fatto è molto importante. Anche con noi vale il fatto che qualcosa non sistemato subito rimane macchiato: un vaso caduto si può riparare con la colla, ma non sarà più integro. Anche con la natura che ci circonda è importante essere in sintonia ed avere un buon rapporto. Le mutazioni che l’essere umano sta compiendo nei confronti della natura sono terribili e non sempre rimediabili.

<<Questo termine (ichi go ichi e) non si addice unicamente a momenti particolari come ad esempio la Cerimonia del The. Se si tratta l’incontro con altre persone concentrando lo spirito con cortesia, parlando in buona fede, in verità ci accorgiamo che anche nel quotidiano ci si può riempire di gioia, di soddisfazione, e ciò è meraviglioso>>.

Possiamo dire quindi che ogni giorno possiamo mettere in pratica (ichi go ichi e) non solamente in momenti dove la ritualità sia molto in evidenza e l’etichetta favorisca un certo comportamento, ma anche in quella comune di tutti i giorni, tenendo presente il concetto di “impermanenza”: nulla può rimanere eternamente così com’è e, soprattutto, anziché pensare a ciò che potremmo fare domani, potremmo impegnarci a rendere pieno “questo momento” (qui e ora).

<<Occorre provare senza indugio oggi a mettere in pratica questo principio>>.

giovedì 11 ottobre 2012

Bushido

La cultura dei samurai, che incorpora elementi di taoismo, confucianesimo, buddhismo e shintoismo, oltre alle arti marziali e alla scienza militare, essenziali per la professione originaria, assunse il nome di budo, la Via del guerriero; shido, la Via del cavaliere, e infine bushido, la Via del guerriero-cavaliere.

[da Introduzione de "La mente del samurai, Il Codice del Bushido", a cura di Thomas Cleary]

Yin e Yang

L'addestramento militare è yang, molto attivo. Il momento che precede la battaglia è l'apice dello yin, calmo e tranquillo.
Se sei veramente calmo alla vigilia della battaglia, anche l'espressione del tuo viso non cambia. Non fissare l'avversario, non guardare negli occhi il nemico. Non avanzare come se attraversassi un ponte stretto, ma come se camminassi su una strada ampia.
Chi mantiene uno stato mentale normale è un avversario yin. Questa è una tecnica superiore, alla quale è difficile opporsi.
Per quanto riguarda gli avversari yang, uno ha sul viso un'espressione di forza dirompente, un altro incarna la rabbia, il terzo cerca di annientare l'avversario con lo sguardo, il quarto si avventa come una furia e colpisce lanciando alte grida, il quinto si muove avanti e indietro con foga. Questi sono chiamati avversari yang. Le menti di questo tipo di avversari sono mobili, e questo li rende vulnerabili. Tuttavia, un avversario yin può diventare yang per tattica, quindi devi sempre stare attento.

L'atteggiamento mentale

Anche se in ogni scuola ci sono diverse posture, come la guardia alta, media e bassa, l'atteggiamento è un atto mentale. L'atteggiamento è quando sei determinato e sicuro nell'affrontare un avversario.
La postura fisica e la posizione della spada hanno un valore relativo; se agisci sul momento, senza alcunchè di prestabilito, sulla base delle azioni dell'avversario, la posizione della spada non è fondamentale.
Qualsiasi tipo di atteggiamento o postura adotti, la tua mente deve essere senza forma.

[Insegnamenti di Adachi Masahiro (attivo tra il 1780 e il 1800) - era un artista marziale e uno scienziato militare. Fondò un ramo della scuola di arti marziali del "Guerriero divino" di Kyoto. I suoi scritti dedicano molta attenzione alle condizioni psicologiche e ai loro effetti in battaglia - tratto da "La mente dei samurai, Il Codice del Bushido", a cura di Thomas Cleary (pag. 211, 214, 215)]



lunedì 23 aprile 2012

Torii - curiosità dal Giappone

Il torii è universalmente riconosciuto come simbolo della religione shintoista. Letteralmente significa "dove risiedono gli uccelli" e va ad indicare una connessione tra la terra e il cielo, ovvero tra l'umano e il divino. Tipico del paesaggio giapponese, il torii è un portale d'accesso al jinja, il santuario shintoista, o ad una qualsiasi zona naturale riconosciuta come sacra. Tradizionalmente, è di colore rosso vermiglio, costruito in pietra o in legno.
Il passaggio attraverso il Torii è considerato un momento di purificazione, capace di rivitalizzare i sensi spirituali e rinnovare di continuo la partecipazione alla vita, all'universo intero e alla proprio esistenza soggettiva.

Questo è il famoso torii galleggiante della città di Itsukushima:

















Abbiamo visto un esemplare di torii anche ne "L'ultimo Samurai":