Lettori fissi

martedì 8 settembre 2009

Sito dedicato al Maestro Taiji Kase

Buongiorno,
vi consiglio di andare a visitare questo sito realizzato dalla figlia del Maestro Taiji Kase, Sachiko, dedicato a suo padre.

http://www.senseikase.com/

E’ veramente bello!!!

mercoledì 26 agosto 2009

Lettera da Minneapolis dell'amico Thomas Maeger del West Bank Karate Club

This summer Minneapolis hosted the American Amatuer Karate Federation
(AAKF) national championships and summer camp. Attendance was good
and the North Central Region (which includes Minnesota & Iowa)
performed very well with Seth Rosenthal form Iowa winning first place
in mens kumite and second place in mens kata. By winning top honors
in both categories Seth Rosenthal will represent the AAKF at teh Pan
American games in South America in October. We are very proud that
one of our karateka from this region will be competing at such as
prestigious level!
This summer also marks first, in regard to the first national
tournament and summer cam held here in Minneapolis without Master
Nishiyama present to instruct and preside over all the activities,
classes and competition. All events ran smoothly, but the the there
was a spirit lacking here as we all missed Master Nishiyama being here
since his passing last fall. There is much discussion and meetings of
the top instructors from each region of the AAKF, but decisions on the
direction of the AAKF for the future is still uncertain.
Here at the West Bank Karate club we are training hard and preparing
for our own celebration as we recognize the 30th anniversary of our
dojo and instruction by Sensei Nina Chemault. Sensei Chenault began
the club in September of 1979 and been the chief instructor since the
very beginning. In teh past few months old faces have been joining
the new as people who have taken time off from training have returned
to join many new people and our club continues to grow and prosper.
We are currently training at our new dojo in Minneapolis, Minnesota
where we have several programs available under the new name of
"Movement Arts Center (http://www.movementartscenter.org/) where
people can train in Karate, Tai Chi, Yoga, Ki Gong and as well as
several youth programs and camps.
Times are changing here and everywhere and what the future holds can
only be guessed at, but in teh mean time we continue to train and
follow the teachings of master Nishiyama and the promotion of Shotokan
Karate.
Tom Meagher
3rd Dan
West Bank Karate Club
Minneapolis Minnesota

lunedì 17 agosto 2009

Lunedì 31 Agosto ricominciamo

Ciao,
Lunedì 31 Agosto ricomiano le lezioni per gli adulti, corso unico il Lunedì e Mercoledì. Inizio ore 20,15.

I Bambini riprenderanno il 15 di Settembre.

domenica 2 agosto 2009

Cronache estive


Ciao a tutti!
Ecco a voi un paio di foto, direttamente dalla mia estate: la prima ritrae Torre Sant'Emiliano, sulla litoranea Castro-Otranto; la seconda è proprio Castro, il mio paese, con torre del Castello, ulivi, mare e costa. Non manca proprio niente.
Mi manca molto,invece, l'allenamento in palestra, anche se non posso di certo lamentarmi: vado al mare tutti i giorni e nuoto tutti i giorni. Un modo alternativo per restare in forma.

Baci e abbracci dal Salento

Alessandra

venerdì 17 luglio 2009

BUONE FERIE A TUTTI

Ciao,
la stagione 2008/2009 si sta concludendo e per molti si è già conclusa, finalmente siamo vicini alle vacanze, quindi auguro a tutti buone ferie e ci rivediamo a Settembre…. tenetevi in forma…. almeno un pochino.

Colgo anche l’occasione per fare un grosso “in bocca al Lupo” all’Elisa e la Valeria per la laurea.

Oss
Diego

lunedì 6 luglio 2009

Stage JKA

Si è svolto ieri (Domenica 5 Luglio) presso il Centro Sportivo Saini (MI) lo stage di specializzazione targato JKA Italia. Sono intervenuti i Maestri, Shirai, Naito e Ochi. Sono state tre ore di intenso lavoro, in cui i Maestri si sono alternati tra i tre gruppi in cui siamo stati divisi.

Il Maestro Hideo Ochi, dopo averci diviso su otto file ci ha fatto eseguire dei Kyon basati sulle tecniche fondamentali i quali veniva compilati da rotazioni e tecniche di calcio. La lezione si è conclusa con i Bunkai lineari di Heian Nidan e Sandan, stile JKA.

Il Maestro Naito ha cominciato con tecniche di Kumite eseguite in modo fluido e dinamico, studio dell’anca nella combinazioni di calcio e pugno per poi proseguire con uno studio minuzioso del Kata Bassai Sho, sviscerato in tutti i suoi punti.

Abbiamo concluso con la superba lezione del Maestro Shirai, studiando il Kata Meikyo e il relativo Bunkai e concludendo con tecniche applicate di Goshindo. Pur essendo la terza ora di allenamento in un palazzeto gremito e con un caldo soffocante il Maestro ha sprigionato una tale carica, una tale energia che anche quest’ultima ora è volata.

venerdì 3 luglio 2009

Il Maestro Choki Motobu

Il maestro Motobu, da tempo dimenticato dagli storici del karate, è ora al centro di un rinnovato interesse. Se è vero che il karate fu introdotto in Giappone nel corso del 1920 e i maestri più famosi giunti da Okinawa furono Gichin Funakoshi (Shotokan), Chojun Miyagi (Goju-ryu) e Kenwa Mabuni (Shito-ryu), in Giappone erano presenti anche altri maestri altrettanto famosi (almeno ad Okinawa) come Kanken Toyama, Moden Yabiku, Kanbum Uechi e il nostro Choki Motobu, fra tutti questi forse la personalità più interessante e stimolante. Diversamente da Funakoshi, Miyagi e Mabuni, Choki Motobu non lasciò dietro di sé una scuola e non organizzò mai i suoi metodi in un sistema formale: il suo era un allenamento continuo, senza il tempo di adottare regole o canoni. Choki Motobu nacque a Shuri, la vecchia capitale di Okinawa, nel 1871. Qui iniziò ad apprendere il karate sotto Anko Itosu, che veniva a casa sua soprattutto per istruire il fratello maggiore Choyu, il primogenito dei Motobu. Durante l’allenamento i due fratelli bisticciavano, e spesso Motobu perdeva la concentrazione. Non completamente soddisfatto dell’insegnamento impartitogli, Motobu iniziò a frequentare di nascosto i maestri Matsumura e Sakuma, continuando però sempre l’allenamento sotto Itosu. Alla fine Itosu e Motobu entrarono in confidenza, e Itosu raccontò a Motobu gli ultimi istanti di vita di uno dei sui maestri, Nagahama. Dapprima infatti Itosu aveva iniziato ad imparare con Matsumura, ma questi lo considerava una testa dura e pare che non gli insegnò molto. Itosu allora si recò da Nagahama, che era più grande di lui solo di un anno. L’allenamento con Nagahama di Naha era essenzialmente fisico, mirato a migliorare la resistenza del corpo e la forza dei colpi. Tuttavia, sul letto di morte, Nagahama confessò ad Itosu di non essere più molto convinto di quel tipo di allenamento e gli suggerì di tornare presso Matsumura e continuare a studiare con lui per migliorare qualità come la velocità, la flessibilità del corpo e la scioltezza dei movimenti.

In gioventù Motobu si era fatto la fama di attaccabrighe, ma fu solamente dopo il trasferimento ad Osaka nel 1921 che fu riconosciuto come maestro di arti marziali. Ciò che portò Motobu all’attenzione dei giapponesi fu la sua vittoria contro un pugile occidentale non meglio identificato.
Agli inizi del 1900 i combattimenti tra pugili occidentali e praticanti di ju-jitsu e judo (il karate era ancora ignoto) erano frequenti. Si trattava di combattimenti non ufficiali, un passatempo secondario. I risultati di tali incontri a volte sono stati registrati: nel 1928 il peso-gallo Packy O’Gatty mise KO un ju-jitsuka chiamato Shimakado in 14 secondi (compreso il conteggio). Anche E. J. Harrison, nel suo libro Lo spirito Guerriero del Giappone (1913, trad. it. LUNI), è a conoscenza di incontri tra pugili e judoka. Non si trattava di incontri tra professionisti, ma ciò bastava a risvegliare l’interesse della popolazione. Questo è lo sfondo sociale in cui si colloca anche l’episodio che rese famoso Motobu, e inorgoglì gli okinawensi.



Dopo che Motobu si stabilì in Giappone, andò come spettatore ad un incontro tra pugili e judoka. Un pugile in particolare mise KO molti avversari, e alla fine sfidò pubblicamente chiunque avesse avuto il coraggio di battersi con lui. Choki Motobu che era seduto tra il pubblico si diresse verso il ring, accettò la sfida e vinse. Sull’andamento dell’incontro è impossibile qualunque ipotesi. Motobu avrebbe vinto grazie ad un singolo colpo risolutore, come vorrebbe il reportage dell’incontro, pubblicato sulla rivista King (Settembre 1925, n. 9, pp. 195-204: King era una delle riviste più importanti del Giappone, con un tiraggio di oltre un milione di copie), o dopo diversi scambi di colpi. Gli studiosi che si sono occupati di rintracciare qualche episodio di verosimiglianza in quest’incontro, disperano di poter venire a capo di quella che sembra l’unica evidenza: Motobu, a 57 anni, fu il vincitore. Tuttavia, nonostante il pezzo in questione sia poco più di un resoconto immaginario che una cronaca dell’incontro, la pubblicità per Motobu e per l’ancora oscuro karate fu immensa. Secondo King, insomma, Motobu mandò giù il pugile con un colpo a mano aperta; per Seiyu Oyata, invece, moderno esperto di karate di Okinawa, Motobu vinse la lotta calciando il pugile prima al plesso solare e finendolo con un colpo al collo. Shoshin Nagamine (Matsubayashi Shorinryu), che annovera Motobu fra i suoi maestri, racconta il knockout avvenne alla terza ripresa, e il colpo risolutivo fu un attacco alle tempie. Motobu colpì così forte che il pugile perse sangue dalle orecchie. A Nagamine Motobu disse di aver vinto cento yen puntando su se stesso.
Senza dubbio, Motobu fu un combattente straordinario. Hironori Otsuka, il fondatore del Wado-ryu, conobbe Motobu negli anni trenta e lo ricordava come “un combattente davvero molto forte”. Otsuka ricorda anche di aver assistito ad un allenamento tra Motobu e il pugile chiamato “Piston” Horiguchi. Motobu anticipava tutti gli attacchi di Horiguchi, che non riuscì mai a colpirlo e alla fine si arrese. Nel 1932, quando aveva 60 anni, un gruppo di immigrati okinawensi alle Hawaii lo chiamarono per combattere contro alcuni judoka e pugili che continuavano ad infastidire la loro comunità: nessuno incontro ebbe luogo, perché la sua brutta fama aveva preceduto Motobu e non gli fu permesso di soggiornare. Motobu nacque in una famiglia di alto rango, ma l’istruzione (culturale e marziale) fu riservata, come di norma al primo figlio nato (Choyu Motobu, gran maestro di ti okinawense). Nonostante questo, la voglia di diventare il più forte, lo spinse ad osservare gli allenamenti del fratello e partecipare almeno da piccolo alle lezioni che Itosu veniva ad impartire quasi quotidianamente a casa sua (7-8 anni durò l’allenamento con Itosu: un tempo ragguardevole per quei tempi). Si allenava da solo sollevando pesi e costruendosi makiwara che colpiva un numero impressionante di volte. Oltre ad essere molto forte, era anche molto agile, qualità che gli valse il soprannome di saru “scimmia”.

Per Motobu, un buon allenamento era quello di recarsi a Naha e cercare di scatenare qualche rissa. La pratica della lotta era per lui l’allenamento migliore. Per questo suo carattere, non gli fu facile accedere all’addestramento presso i maestri più rinomati, i quali tenevano al buon nome della loro arte. Comunque iniziò con Itosu, per poi allenarsi con il gran maestro del Tomari-te Kosaku Matsumora (1829-1898) e poi con Sakuma sensei. Si sa di un combattimento (forse di tegumi) con Kentsu Yabu, che Motobu considerava un po’ il suo maestro. Fu una delle rarissime volte che Motobu dovette imparare la lezione. Di stazza doveva essere poco più grande di alcuni degli altri primi pionieri del karate giapponese come Funakoshi, Mabuni e Konishi, anche se di una forma molto più pesante. Le fotografie che noi abbiamo lo mostrano già avanti negli anni, e un poco ingrassato, anche lo sviluppo della sua muscolatura non sembra impressionante. Se questa sua propensione al combattimento reale sembra in contrasto con la normale filosofia dei maestri di cui siamo abituati a conoscere la filosofia, per altri aspetti Motobu sembra essere un tradizionalista puro. Si era infatti specializzato in un numero ristrettissimo di kata, dai quali però aveva tratto tutto quanto riteneva utile. Fra tutti, prediligeva il kata Naihanchi (Tekki-shodan nella versione di Shotokan) e praticava anche Passai e Gojushiho (non stupisce, dal momento che era il kata preferito di Kentsu Yabu); conosceva anche gli altri kata, che nomina nei suoi scritti pervenuti. Il suo Naihanchi, dalle foto che abbiamo, è ottimo, migliore di quello di Funakoshi. Questo kata era studiato ed insegnato in ogni minimo dettaglio. Ad esempio il namigaeshi (l’onda che ritorna) era interpretato come un movimento per attaccare la gamba dell’avversario (ora è insegnato come una parata contro un attacco di gamba) e di conseguenza molti karateka poggiavano a terra la gamba con forza. Anche Motobu eseguiva la tecnica come un attacco eseguendo il kiai, ma la poggiava a terra velocemente senza sbattere, perché era convinto che sbattendo la gamba si perdesse l’equilibrio e la difesa ne potesse risentire. Si è molto discusso se Motobu fosse a conoscenza dei kata Pinan. Un aneddoto riportato da Genwa Nakasone nel giornale Karate no Kenkyu del 1934, rivela delle sorprese: “Mi interessai alle arti marziali fin da bambino, e studiai con molti insegnanti: con Itosu sensei per 7-8 anni. Dapprima lui visse in Urasoe, poi si trasferì a Nakashima Oshima a Naha poi su a Shikina, e finalmente alla villa del Barone Ie. Passò lì i suoi ultimi anni, vicino la scuola media. Un giorno lo andai a trovare, ci sedemmo parlando di arti marziali e di altri argomenti. Mentre ero là, si aggiunsero anche 2 o 3 studenti a parlare con noi. Itosu sensei si rivolse a loro e chiese di mostrargli un kata. Il kata che fecero era molto simile al Channan che avevo imparato anche io, ma con alcune differenze. Chiesi allora agli studenti di che kata si trattasse, e questi risposero che si trattava del kata Pinan. Gli studenti andarono via poco dopo, e io mi rivolsi ad Itosu sensei e gli dissi “ho imparato un kata chiamato Channan, ma il kata che quegli studenti hanno eseguito era diverso. Come mai?” Itosu sensei rispose “ Sì, il kata è lievemente diverso, ma è questo che poi ho deciso di insegnare. Gli studenti mi hanno detto che il nome Pinan è migliore, e ho seguito il parere dei giovani”. Ciò dimostra, in maniera indiretta, che Itosu rivisitò sempre i kata che aveva creato per la scuola, fino alla fine dei suoi giorni. In questo studio minuzioso del kata, Motobu è ancora un erede dell’antica tradizione okinawense. Pare che in tarda età volesse tornare ad Okinawa per perfezionare i suoi kata con il maestro Kentsu Yabu, ma non ebbe l’occasione di realizzare questo desiderio. Alcuni dei suoi esercizi a coppia sono stati pubblicati in Ryukyu Kempo Karatejutsu, pubblicazione del 1926. Ora, va notato che Motobu non parlava correttamente giapponese, cosa che probabilmente lo limitò molto a differenza degli altri karateka okinawensi in Giappone. Il librò fu dunque probabilmente dettato. Il suo, come già detto, era un karate mirato all’efficacia, con gomitate e ginocchiate ai punti deboli, ed un uso peculiare del keikoken (pugno con una nocca sporgente), tecnica che Motobu allenava in maniera particolare.